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AMLETO E SUA MOGLIE OFELIA
di Gabriele Linari
PRESENTAZIONE TESTO
In uno spazio senza più tempo (perché
Amleto ha ucciso il tempo) s’immagina che Ofelia sia
sopravvissuta al suo leggero tuffo nel fiume…o
addirittura sia stata salvata da Amleto in un raro
guizzo di vitalità. S’immagina, ancora, che la giovane
figlia del defunto Polonio sia ora incinta del nero
principe danese. Ne nasce una battaglia arguta il cui
campo di battaglia è “la parola” nella sua natura
ambigua. Le armi a disposizione dei duellanti sono i
motti di spirito fulminanti l’(auto)ironia dissacrante e
una vitalità verbale che quasi oscura il profondo senso
di morte che, dopo quattro secoli, continua a pervadere
la figura e la storia di Amleto di Danimarca.
AMLETO
Il principe danese è qui colto nel suo
più nero e sarcastico malumore. Un giovane dubbioso,
nebuloso, ma con un’innata grinta. È esattamente
l’Amleto che ci ha regalato Shakespeare, immaginato in
un improbabile quotidiano, sempre votato ai
grandi ragionamenti, ma in grado di destrutturate ogni
certezza con la lama tagliente di un’amara ironia. Per
lui il duello con Ofelia non è che l’ennesimo tentativo
di confermare la propria sfiducia nell’essere-al-mondo.
Amleto non riesce a credere, ma non vuole
cedere. A questo forse serve la battaglia verbale
con Ofelia (un’Ofelia che vogliamo credere sopravvissuta
e gravida di vita…ma forse non lo è…): serve a
cercare ancora una via d’uscita dal nero…o forse
semplicemente a creare nuove conferme. Il nichilismo
ironico di Amleto sa essere anche goffo, bloccato com’è
da una natura comunque vitale. Ne nasce un personaggio
contraddittorio, spesso. Un giovane che non ama perché
non sa più da che parte cominciare…sperduto…
OFELIA
Più giovane eppure più sicura, la
graziosa Ofelia porta in grembo un’idea di vita. È a lei
(o lui) che parla, ora che si ritrova sola, ora che
Amleto sembra di nuovo incapace di agire. Credere
è la sua speranza: credere in Dio, credere che tutto
possa avere una soluzione, un’uscita. Ofelia è un
piccolo nucleo di energia positiva, che si oppone al
principe con solido divertimento, prendendo in giro i
luttuosi atteggiamenti di Amleto. Un sorriso continuo,
una continua speranza. Ofelia è forse passata troppo
velocemente dall’ascoltare favole al doverle raccontare.
Solo nei suoi incubi Ofelia cede e si vede cadere nel
fiume, con le magiche (eppur tragiche) parole di
Shakespeare, morta serenamente nell’elemento vitale per
eccellenza.
LA FAVOLA
Credere nella vita, credere in un dio è
per Amleto una favola, tenera e falsa come quella di
Pinocchio. È menzogna di tutte le menzogne. A quella
stessa fiaba Ofelia crede invece in maniera
incondizionata, per il suo slancio vitale. Accostare
Amleto, Gesù e Pinocchio può sembrare una strana
forzatura. Eppure si tratta di tre archetipi, nati in
contesti affatto differenti ma con una caratteristica
comune: quella di aver vissuto la propria vita per il
bene altrui. Ogni azione di Gesù, di Amleto o di
Pinocchio nasce, si svolge e muore per il solo scopo di
parlare agli uomini della propria condizione. Non è il
dolore l’apice della nostra sofferenza. Vivere è ciò che
pesa di più. Non è la morte da temere: è proseguire il
cammino il vero atto eroico…e pagare il fio delle
proprie sofferte scelte.
LA FINE
Sul finale Amleto e Ofelia si ritrovano
soli, separati. Lei sogna una morte per acqua,
orribilmente leggera, straordinariamente luminosa. Lui
si ritrova a raccontare di uno strano incontro in un
cimitero, con due clown ridanciani che parlano con
troppa leggerezza di morte, della Fine per eccellenza.
Sullo sfondo di questo allucinante incontro si svela la
figura di Ofelia, morta per acqua, nella disperata
incapacità di comprendere il furore di Amleto. È dunque
successo tutto davvero? Davvero Amleto non è stato in
grado di cedere alla vitale fiducia in un dio della
dolce Ofelia? Davvero lei non ha saputo sopportare le
presunte follie del nero principe, la sua smisurata
disillusione? Il sogno è la vita o la morte? Il riso si
tramuta in un fiato mozzato da una promessa di
pianto…dopo Amleto più niente…niente favole, niente
sogni...dopo Amleto solo la sua beffarda, assordante
eredità: il silenzio. |
SCHEDA TECNICA
TITOLO:
Amleto e sua moglie Ofelia
AUTORE:
Gabriele Linari
DURATA:45
min. ca.
INTERPRETI:
Raffaella Cavallaro,
Gabriele
Linari
REGIA:
Raffaella Cavallaro, Gabriele Linari
SCENOGRAFIA:
Lo spettacolo
necessita solamente di un palco vuoto con quadratura
nera.
CARICO
ELETTRICO:
5-10 kW (mai a carico pieno)
IMPIANTO
AUDIO:
Stereo CD (radio-microfoni in caso di spettacolo
all'aperto o situazioni con acustica scarsa)
LUCI:
6 spot da 1000W e 2 PAR e 2 sagomatori da 1000W
(anche le luci sono da considerarsi in vista di uno
spazio convenzionale. Nell’eventualità di contesti
straordinari l’illuminazione variare).
RECAPITI:
Tel/Fax – 06.81.26.825
Cell – 338.21.91.548
e-mail
–
info@teatrolabit.com
FOTO / VIDEO
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